Le visite · mostra 2023 · stazione 26 di 27
L’acero riccio
Lungo il sentiero i ruderi di due antiche torri (A) e (B). In basso (C) alla «Torrascia», un appellativo che di norma indica ruderi di torre. Più avanti sul sentiero la cava di calcare e un acero riccio.

Perché la segnalazione dell’acero? Perché è uno dei testimoni dei grandi cambiamenti che mi coinvolgono. La costruzione della A13 ha accelerato la transizione dalla civiltà contadina a quella attuale. Negli anni Settanta è venuto a mancare il numeroso gregge delle capre che, fuorché nei luoghi impervi, ripuliva da cespugli e alberi il mio recetto.

Oggi sto perdendo il mio ruolo in relazione alla transizione fitoclimatica. Infatti se prima a Mesocco dominava il noce, e la coltivazione del castagno si fermava sul mio pendio sud, oggi i giovani castagni mi hanno scavalcato e stanno crescendo anche più in alto di Mesocco.


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Noci e giustiziati — Nel quadro realizzato nel 1942 da un Toscano del Banner si vedono gli alberi di noce sparsi singolarmente nei prati; in fondo, le colonne in muratura alte come un uomo che sostenevano il palco su cui venivano giustiziati i condannati al patibolo. Erano in vista della strada maestra, in modo da impressionare i viandanti: i giustiziati, a seconda della pena, venivano sepolti sul luogo stesso — quindi in terra non consacrata — oppure, specialmente in casi di eresia o stregoneria, bruciati; oppure ancora, a mo’ di monito, rimanevano appesi in putrefazione per lungo tempo alla forca. Il patibolo era di norma eretto a una certa distanza dall’abitato e dalla strada, ma anche — non casualmente — accanto alle fornaci per la fabbricazione della calce: la calce viva, fortemente corrosiva, accelerava infatti i processi di decomposizione.

I castagni di Soazza — Soazza è il comune della Svizzera italiana che detiene il record quantitativo di castagni monumentali, con ben ventisei esemplari che superano i sette metri di circonferenza. Questi alberi straordinari rivestono un’enorme importanza culturale e ambientale: grazie alla loro complessa struttura, caratterizzata da legno vecchio o morto e da cavità, offrono una varietà di microhabitat in grado di ospitare molteplici tipi di invertebrati, ma anche uccelli e pipistrelli. La Fondazione Paesaggio Mont Grand cura le selve castanili — componenti culturali e naturali preziose che, assieme a pascoli, prati secchi, terrazzamenti e muri a secco, compongono un ecosistema estremamente ricco in termini di biodiversità.

Il querceto — Il querceto della Motella è ricchissimo di specie animali: da trecento a cinquecento; fra gli alberi della Svizzera, solo il saliceto ne ospita un numero maggiore. Grazie anche alla formazione tardiva delle foglie in primavera, l’elevata quantità di luce e calore che raggiunge il terreno favorisce lo sviluppo di uno strato di erba e arbusti molto ricco, utilizzato da innumerevoli invertebrati. Il Polyxenus lagurus è un piccolo diplopode («millepiedi») che contribuisce ai processi di formazione dell’humus: le sue origini risalgono al periodo eocenico (35–40 milioni di anni fa), un vero e proprio «fossile vivente». (Da: AA.VV., Sentiero cultura e natura. Tra castello e castagni, Parc Adula, 2015.)
Stato della pagina: agosto 2026 · Fonte: pannello 26 della mostra 2023 (fassung 17.8.2026); L. Corfù 2023; R. Fasani, in A. Ciocco 2012; G. Roman 1855, Museo nazionale svizzero; Wehrli 1908.
