Le visite · mostra 2023 · stazione 24 di 27
Il recetto
Dal tardo impero romano fino all’avvento delle armi da fuoco, una torre e una cerchia di mura in cui mettere in salvo persone, bestiame e scorte di cibo fu la norma. Ecco la funzione di castelli come me.
Sono stato un buon rifugio in tante occasioni: calate degli Alemanni ed altri popoli germanici, minacce della guerra gotica, conflitti tra Franchi e Longobardi, incursioni saracene, aggressioni di conquista delle città di Como e Milano, nonché di signori feudali come i Montfort e Vaz.
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Il recetto, cioè la mia area protetta esterna, suddivisa in almeno quattro spazi murati — (A) La Porta, (B) Santa Maria, (C) Torrascia est e (D) Torrascia nord — è stato via via adattato alle nuove necessità, di norma in accordo fra potere e comunità.


Oggi non ne rimangono che resti: fondamenta di torri, tracce di muri lungo i sentieri. Ciò in una mia nuova fase di vita, quella del bosco che mi sta conquistando.

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Il sentiero — Il sentiero appena riattivato attraversa la zona del castello, ora sempre più occupata dal bosco. Questo territorio veniva gestito in modo diversificato; nel complesso doveva essere piuttosto spoglio, per la necessità della gente del castello di controllare l’eventuale avvicinarsi di gruppi con cattive intenzioni.

Alberi e coltivi — Il territorio si utilizzava a seconda della qualità del terreno: campi dove era il caso, prati, pascolo e, dove lo scosceso non permetteva altri tipi di sfruttamento, alberi e arbusti. Il corniolo, come il carpino — albero ambito per la durezza e resistenza del legno — non era molto presente sul territorio, ma uno dei pochi esemplari conservati si trovava proprio nella zona del castello, in un punto quasi inaccessibile alle capre e all’uomo. (Informazioni: Moreno Bianchi)

Enrico Federer — Heinrich Federer (1866–1928), nato a Brienz, cresce a Sachseln; dopo il ginnasio a Sarnen e la maturità a Svitto, studia teologia a Eichstätt (1888), Lucerna (1888–1890) e Friburgo nell’Üechtland (1890–1892), e viene ordinato sacerdote nel 1893. Vive per qualche tempo a San Bernardino e a Mesocco, ed è un fervente sostenitore del restauro delle rovine del castello. Scrive: «Sì, lo giuro, c’è solo una rovina come questa, situata nel corso da nord a sud, che sta lì naturalmente come una roccia o un vecchio edificio gigante…» Grazie ai suoi articoli sui giornali della Svizzera tedesca, riesce a convincere il mondo politico a sostenere finanziariamente il progetto.
Stato della pagina: agosto 2026 · Fonte: pannello 24 della mostra 2023 (fassung 17.8.2026); Alioth M. 1930, Schweizerisches Burgenarchiv Basel; A. Fasani 1818; L. Corfù 1998.
