Le visite · mostra 2023 · stazione 27 di 27
Eppur si vedono
Il mio recetto, così malridotto dalle intemperie e dalle distruzioni dell’uomo, non ha mai suscitato grande interesse.
Negli anni Trenta Nicolao Corfù, su suggerimento di Giuseppe Nigris, aveva dipinto un possibile aspetto del castello medievale. Max Alioth aveva rilevato resti di muro. Nella stampa d’inizio Ottocento, oltre ai muri, si vedono anche lo stagno e un edificio, probabilmente il portale d’ingresso all’area castellana (E).


Osserviamo attentamente: sia sul terreno, sia sulle foto storiche, sia sul modello tridimensionale si notano ondulazioni regolari (A), sopraelevazioni (B) e incavi (C) rettangolari o quadrati, resti di muro (D).



Sono solo vestigia delle antiche cerchia di mura, ma «leggetele», non ignoratele: sono loro ad aver offerto rifugio alla popolazione, al bestiame e alle riserve di cibo nei momenti di pericolo. Soprattutto meritano rispetto.
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I fratelli Wehrli — A metà degli anni 1890–1900, Bruno (1867–1927), Harry (1869–1906) e Artur (1876–1915) Wehrli aprirono un negozio di fotografia, che nel 1904 si fuse con il negozio Bachmann di Lucerna, dando vita alla casa editrice fotografica Wehrli AG. Dall’unione di quest’ultima con la Photochrom & Co, filiale della Orell Füssli fondata nel 1889, nacque nel 1924 la Photoglob Wehrli AG. Dal 1930 furono pubblicate cartoline illustrate come Photoglob-Wehrli & Vouga & Co A.-G. Zurigo. Commercializzate in formato standard e realizzate con differenti procedimenti, per il loro carattere topografico unico le loro cartoline sono oggi apprezzati oggetti da collezione e miniere di informazioni per la storia comparata degli insediamenti: quelle del castello di Mesocco, riprese in più momenti, molto precise e nitide, permettono di trarre informazioni che oggi — vista la crescita della vegetazione e i lavori che negli ultimi sessant’anni hanno sconvolto l’area — non potremmo più avere.

Le proprietà del castello vicine — Nel caso di Mesocco si può, con buona approssimazione, determinare quali parti del territorio sottostavano o appartenevano al castello, cioè al casato de Sacco, poi a quello Trivulzio. Si trattava ovviamente dei terreni vicini al castello, ma non tutti: le regole della comunità erano concordate e valevano anche per i signori del castello. Così un regolamento del Comune di Mesocco, la Carta dei ventisette homini del 1462, elenca fra i percorsi concessi per il passaggio del pastore con il gregge di capre sia quello sul versante a ovest del castello, sia quello sul pendio che dà verso la Moesa.

Le proprietà lontane dal castello — Sono abbastanza precisamente identificabili nella zona dei Monzotent-Suossa (oggi il lago artificiale d’Isola) fra San Giacomo e San Bernardino, e in una corona di alpi sul versante nord del San Bernardino, dalla valle Corciusa alla valle dello Zapport. Il resto del territorio apparteneva ai vicini del Comune di Mesocco e dei comuni del Rheinwald. Quando, a metà Duecento, si decide di trasferire ai Walser di Hinterrhein gli alpi Cavriola, Campalesco (Tälialp) e Somreno (valle dello Zapport) — precedentemente assegnati in livello alla famiglia degli Avogadri d’Andergia — nasce una diatriba con risvolti giuridici che dura almeno un cinquantennio, e deve intervenire anche il Comungrande.
Stato della pagina: agosto 2026 · Fonte: pannello 27 della mostra 2023 (fassung 17.8.2026), ultima stazione del percorso. N. Corfù 1930; M. Alioth 1930; Wehrli ca. 1930; H. Heifrig ca. 1800, Baviera.
