Le visite · mostra 2023 · stazione 14 di 27
Sorpresa!
Ne rimangono solo frammenti ormai! Ed è già una fortuna. Questa pittura murale è una realizzazione complessa: presenta una decorazione geometrica a tre fasce ritmate da cerchi, ottagoni, quadrati e stelle a sei punte.
Nelle forme e nei colori imita un’opera marmorea. Nell’intonaco si è rivelata una data, accompagnata da due lettere: «LH» «1491». Poi, ad un’osservazione più attenta, sorpresa! Tra i frammenti rimasti ecco dei lacerti di un dipinto precedente, al quale è stato sovrapposto un nuovo intonaco dipinto in modo da imitare e coprire esattamente la decorazione originale.
Insomma, un «restauro moderno» in piena regola, ma realizzato nel tardo Quattrocento. Che innovatori! Il committente di questo rifacimento? Non può che trattarsi dell’allora signore della valle, Gian Giacomo Trivulzio, che da gran cultore delle arti intendeva conservare la decorazione originale della sala di rappresentanza dei de Sacco, anche se per motivi logistici la destinava alla nuova funzione di sala d’armi.




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Il corso in conservazione e restauro della SUPSI — La Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) è riconosciuta dalla Confederazione Svizzera. Fondata su diritto federale, offre più di trenta corsi di laurea, Master e Diploma, caratterizzati da un insegnamento d’avanguardia che unisce all’istruzione teorico-scientifica classica un orientamento professionale, con grande attenzione alla ricerca svolta in settori chiave. Il corso in conservazione e restauro è strutturato secondo il modello svizzero 3+2: laurea triennale (Bachelor in Conservazione), poi biennio specialistico (Master in Conservazione e restauro). In Svizzera la disciplina vede ogni sede gestire una sua particolare specializzazione; la SUPSI è specializzata in dipinti murali, stucchi e superfici lapidee, con docenti che lavorano in modo interdisciplinare.

La tecnica dell’affresco — Il frammento di pittura murale era probabilmente parte di una decorazione più ampia, che correva su tutte le pareti della stanza. La tecnica dell’affresco prevede la realizzazione di un intonaco costituito da più strati — solitamente tre, in questo caso solo due — ottenuto mescolando la calce, il legante, con aggregati di sabbia che danno corpo alla malta e contrastano il ritiro durante l’asciugatura. Sull’intonaco fresco sono state incise linee e cerchi, fatti con il compasso, che racchiudono le stelle; alcune linee sono state realizzate con la battitura di corda — uno spago intriso di pigmento, teso fra due punti e battuto sulla superficie come un colpo di frusta, lasciando un’incisione e un segno colorato. Ogni parte veniva dipinta mentre l’intonaco era ancora fresco: per questo gli affreschi si realizzavano solitamente «a giornate», seguendo le pontate dei ponteggi, oppure svolgendo prima gli sfondi e poi le figure. I pigmenti scelti — in questo caso semplici terre, stemperate in acqua — venivano applicati sull’intonaco; durante la presa, l’intonaco compie una «carbonatazione», un’azione di assorbimento del colore che diventa molto resistente nel tempo.

La finitura a secco — Questa pittura, realizzata con la tecnica dell’affresco, ha in seguito visto l’aggiunta di dettagli a secco: solo una volta che colori e intonaco sono asciutti si possono applicare i colori a secco, perché i pigmenti sono sensibili all’alcalinità della calce, che li porterebbe ad annerire o alterarsi. È questo il caso del verde osservabile a tratti su quanto rimane degli ottagoni — forse un verde malachite, pigmento minerale, oppure, più probabilmente, un verde rame. I pigmenti applicati a secco venivano solitamente stemperati in leganti organici come uovo, latte, caseina o oli siccativi; le parti a secco sono meno durevoli di quelle a fresco, perché il legante altera nel tempo, portando alla perdita del pigmento.
Stato della pagina: agosto 2026 · Fonte: pannello 14 della mostra 2023 (fassung 17.8.2026); Bürge H. 2023, testi, disegni e fotografie.
