Le visite · mostra 2023 · stazione 7 di 27
Mura riciclate
La polvere da sparo depositata nei locali in cima alla torre grossa, ovvero al mastio, era in considerevole quantità. Persone di Mesocco che erano state al servizio del Trivulzio sapevano come maneggiarla: dallo smantellamento iniziale in poi fu impiegata per abbattere le mura. Scopo: ricavarne pietrame per costruire gli edifici di Mesocco e Soazza.
Le voci degli inventari cinquecenteschi documentano l’entità delle scorte custodite nella torre grossa: nel 1511, nel solaro in cima alla torre grossa, si contavano salnitro per 4 casse, 2 barili e 20 sacchetti (libbre 8058); zolfo per 15 sacchi e 1,5 barili (libbre 1929); polvere da sparo per 19 barili, 1,5 fiascone e 1 cassettina. Nel 1517, nel camerotto in cima alla torre grossa: salnitro per 2,5 barili, 3,5 cassoni, 76 bisacchini; zolfo per 20 sacchi, 1,5 segione, 15 bisacchini; polvere fina da sparo per 1,5 barili e 12 barilotti nel solaro della torre grossa. (Viganò M. 2010, trascrizione rielaborata.)




Approfondimenti (contenuti del codice QR)

Johann Jakob Scheuchzer — Nato il 2 agosto 1672, morto il 23 giugno 1733 a Zurigo, fu un illustre naturalista e medico svizzero: studiò medicina a Norimberga e a Utrecht, ed era membro della Leopoldina, l’Accademia tedesca di scienze naturali, e della Royal Society di Londra. Fu tra i primi a esplorare scientificamente le Alpi e il primo a utilizzare il barometro per la misurazione dell’altitudine; considerato fondatore della paleontologia come disciplina scientifica, era collezionista di fossili, che considerava testimonianza del diluvio universale. I suoi disegni del castello di Mesocco, poi ripresi nelle due stampe del 1723, devono essere stati eseguiti nel corso di una prima escursione attraverso il San Bernardino e la Forcola nel 1707, oppure nella seconda escursione di cinque anni dopo.

Mine elementari — Nel Quattrocento il metodo più elementare consisteva nello scavare una serie di vani o fornetti nella roccia o nel muro, disponendovi all’interno un barile di polvere nera con legna asciutta: si dava fuoco alla legna, che faceva esplodere la carica. Nessuno poteva sapere dove sarebbe caduta la roccia o il muro. (Codice senese di macchine di Francesco di Giorgio Martini, metà del Quattrocento.)

Mine con l’uso di «barglioni» — Sotto le mura veniva aperto un vano — «una camera, o meglio una chava» — sostenuto da una travatura a puntelli. Un barile e una serie di bariglioni (oggi diremmo candelotti) di polvere nera costituivano la carica della mina, innescata da una miccia, il «funicholo». (Codice senese di macchine di Francesco di Giorgio Martini, metà del Quattrocento.)
Fonte: pannelli e schede QR della mostra 2023.
