Stemma del Castello di Mesocco

6. La chiusa

Le visite · mostra 2023 · stazione 6 di 27

La chiusa

Gli scavi archeologici del 1967–1971 hanno messo in luce alla Porta un vallo costituito da un terrapieno (A), attraversato da una strada (D) e preceduto a nord da due fossati (B e C).

Era parte di una delle chiuse di valle — Claustra Alpium — costruite fra il 250 e il 400 per impedire, o almeno frenare, le incursioni che puntavano a raggiungere Milano, allora capitale dell’Impero romano d’Occidente. Come in Bregaglia, la strada romana (D) attraversava lo spazio protetto (E). Nella cerchia di mura interne (F) trovavano rifugio la popolazione, gli animali domestici e le riserve di viveri.

Per assolvere la sua funzione, il vallo doveva collocarsi entro una serie di strutture fortificate estese dalla Moesa fino a un punto impraticabile del versante occidentale. Alcune si possono ipotizzare osservando i rilievi nel terreno non ancora indagato archeologicamente (G).

Disegno ricostruttivo del vallo romano: terrapieno merlato, fossati e versante roccioso alle spalle.
Fig. 1 — Corfù L. 2010: La Porta in epoca romana, ipotesi ricostruttiva. A terrapieno · B e C fossati · D strada romana · E spazio protetto · F mura interne · G strutture ipotizzabili.
Sezione stratigrafica a colori con il profilo del terrapieno in rosso e i due fossati a V.
Fig. 2 — La sezione del vallo: l’aggere (A) e i due fossati (B, C), con le quote e la misura della pertica (1 pertica = 2,96 m). Della Casa P. 2000, rilievi base da Mesolcina praehistorica.
Approfondimenti (contenuti del codice QR)
Ritratto fotografico su fondo chiaro.

Il Servizio archeologico dei Grigioni — Creato proprio durante gli scavi archeologici sul percorso della A13 nella zona del castello, dal 2003 è una divisione dell’Ufficio della cultura. Fra i suoi compiti: scavi, analisi di edifici, supporto in caso di interventi di restauro, conservazione di reperti archeologici e protezione di luoghi di ritrovamento importanti. Rende accessibili al pubblico le sue scoperte con presentazioni, visite guidate e pubblicazioni, con lo scopo di incentivare la consapevolezza e la comprensione per la ricca eredità archeologica dei Grigioni. Archeologi cantonali: Christian Zindel (1967–1990); Urs Clavadetscher con Jürg Rageth (1990–2009); dal 2010 Thomas Reitmeier.

Ritratto fotografico all'aperto.

Philippe Della Casa — Studia preistoria e storia antica, archeologia classica e storia antica all’Università di Zurigo e alla Libera Università di Berlino (1981–1989), dedicando particolare interesse allo sviluppo degli insediamenti e del paesaggio. In riferimento a questa mostra ha il grande merito di aver raccolto e riunito nel modo più sistematico possibile, interpretato e valorizzato le ricerche archeologiche e i materiali rinvenuti sul territorio del Moesano negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, resi poi pubblici nel 2000 con la pubblicazione Mesolcina Praehistorica, in cui sono descritti i vari ritrovamenti archeologici avvenuti nella zona del castello.

Miniatura medievale raffigurante un castello turrito su un promontorio, con montagne sullo sfondo.

Aldo Settia, Le chiuse alpine — «Le fonti epigrafiche e i dati desunti dallo scavo archeologico e dal rilievo di strutture sopravvissute sino ai nostri giorni attestano la comparsa, fra IV e VI secolo, di numerose fortificazioni minori certamente nate dalla necessità di proteggere le popolazioni locali… Le Chiuse, almeno dal IV secolo, sbarrano le principali vie di accesso attraverso le Alpi e sono collegate a un sistema di avvistamento e di rifugio; sino a metà dell’VIII secolo si può così esercitare un’azione ritardatrice in corrispondenza delle valli alpine… I Franchi che, sino ai primi decenni del IX secolo, sono costantemente all’attacco nella sottomissione [di altri territori]… quando cessano di ampliarsi allestiscono una linea difensiva continua; poi, negli ultimi decenni del IX secolo, si vedono sorgere castelli ovunque. È il ciclo che si era verificato per altri imperi: giunti al limite delle conquiste, essi tendono a fortificarsi contro le offese esterne, resistono per un certo tempo, finché — divenuta impossibile la difesa periferica — le fortificazioni si moltiplicano all’interno, chiudendo di fatto il ciclo.»

Approfondimento visivo (4 immagini)
Fotografia aerea in bianco e nero della zona della Porta nel 1953.
Aerea 1953, ETH Zürich.
Fotografia di scavo con strati di terra e pietrame.
Della Casa P. 2000, foto di scavo.
Fotografia di scavo di un muro a secco fra la terra.
Della Casa P. 2000, in Mesolcina praehistorica.
Rilievi tecnici di murature e pianta con il tracciato evidenziato in rosso.
Della Casa P. 2000, rilievi base.
Citare questa paginaMostra «Castello di Mesocco: …ricostruiamolo», stazione 6 «La chiusa», castellodimesocco.ch/it/visite/mostra-2023/06-la-chiusa, 2023.

Stato della pagina: agosto 2026 · Fonte: pannello 6 della mostra 2023; ripresa aerea 1953 ETH Zürich; P. Della Casa, Mesolcina praehistorica, 2000; ricostruzione L. Corfù 2010.

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