Le visite · mostra 2023 · stazione 3 di 27
Il tuo ramarro
Che tu sia mio ospite per un momento di distensione nel corso del viaggio, oppure per goderti un concerto o una manifestazione, per festeggiare o per partecipare a un banchetto nuziale: sei benvenuto! Ad accoglierti sono io, proprio io, il castello di Mesocco in persona.
Se lo vorrai, con piacere ti accompagnerò a fare la mia conoscenza. Sono quasi tutto in rovina, è vero, la mia lingua è quella dei muri, ma spero che c’intenderemo. Che bello se riuscissi a farti vivere almeno una piccola esperienza positiva e magari una punta dell’entusiasmo radioso delle allieve e degli allievi della scuola elementare che mi hanno ringraziato. Ti auguro di cuore di scoprire un tuo personalissimo… ramarro!
Il tuo castello

Le lettere dei bambini
Le classi della scuola di Neggio e Vernate hanno lasciato al castello i loro ringraziamenti. Fra i biglietti si legge il piacere di essersi arrampicati per vedere i merli, la sorpresa davanti al pozzo, e — appunto — la gioia di aver visto il ramarro.

Approfondimenti (contenuti del codice QR)

Erwin Poeschel — Nasce il 23 luglio 1884 a Kitzingen in Baviera e muore il 21 luglio 1965 a Kilchberg (ZH). Dopo il liceo a Kempten, studia diritto a Monaco, poi lavora come avvocato a Kempten. Nel 1913, per curare una tubercolosi polmonare, si trasferisce a Davos, dove sarà attivo come scrittore e storico dell’arte; dal 1929 abiterà a Zurigo. I suoi lavori restano ancora oggi di fondamentale riferimento per il Canton dei Grigioni. Tra il 1937 e il 1947 elabora e pubblica i Kunstdenkmäler des Kantons Graubünden; già fra il 1923 e il 1925 aveva pubblicato i tre volumi di «Das Bürgerhaus in Graubünden» e, di grande importanza per il contesto di questa mostra, nel 1929 il «Bündner Burgenbuch», il libro dei castelli grigioni.

C’è castello e castello: le rovine sugli Andossi — Infinite sono le tipologie e le funzioni dei castelli, così come la durata: quello di Mesocco fu fortificato per centinaia, migliaia di anni; altri solo qualche decennio. Un esempio è il castello degli Andossi vicino a Montespluga. Nel Medioevo la razzia di bestiame era una normale tattica di guerra: come proteggere greggi e mandrie? Il castro de Andoxa (Andossi) o Boffalora, a sud di Montespluga — «el castellàsc» — nasce nell’estate del 1240, quando due magistri, Petrobono e Jacometo di Mesocco, vi costruiscono una torre in legno, un battifredo. Nel 1260, in due incursioni, gli aprixatati — probabilmente Walser — razziano bestiame su mandato di Walter von Vaz; allora Bertromeo de Bede e Dominico edificano torre e castello in muratura. Nel 1264 è Rainoldeto de Bellana con una sessantina di soldati a vigilare contro le razzie; nel 1269 si aggiungono nuovi alloggi per i soldati, e il magistro Giovanni di Schams procede alle riparazioni, ripetute nel 1272. Nel 1275 si saldano le spese per l’«esercito» del castello a Jacomollo de Druello. Nel 1279 torna la pace: Walther von Vaz ha vinto su tutta la linea, e due persone bastano ormai a garantire la protezione di alpigiani e mandrie. Dopo appena quarant’anni il castello non serve più: va in rovina.

Gli stucchi di Santa Maria — La rappresentazione in rilievo di stucco del castello sull’archivolto interno del coro di Santa Maria deve essere di poco successiva ai disegni del castello eseguiti nel 1707 o 1712 da Johann Jakob Scheuchzer. Si tratta di un’improvvisazione dello stuccatore, che modella a memoria una sorta di proiezione ribaltata dei fianchi del castello. Nella sua semplicità offre comunque indicazioni interessanti: si può notare, per esempio, che il rivellino era ancora completo. Più difficile dire se le piante rappresentate avessero solo funzione ornamentale o fossero davvero quelle che crescevano fra le rovine.
Stato della pagina: agosto 2026 · Fonte: pannello 2 della mostra 2023.
