Stemma del Castello di Mesocco

2. Introduzione

Le visite · mostra 2023 · stazione 2 di 27

Introduzione

Questa mostra è la prima delle manifestazioni del ciclo quadriennale «Castello di Mesocco: …ricostruiamolo», inteso come avvicinamento al 500° dello smantellamento della fortezza rinascimentale trivulziana, avvenuto nel 1526.

Essa abbraccia tutta l’area castellana, sia interna che esterna, e si propone di stuzzicare l’interesse per il castello e la sua storia proponendo punti di vista, materiali, ipotesi e dettagli in parte poco noti, come stimoli e aiuti concreti per rendere «visibili» certi suoi aspetti e certe sue vicende.

Affresco di Santa Lucia: la santa in veste verde regge un piatto dorato con due occhi, mentre gli occhi sono anche nel volto.
Fig. 1 — Santa Lucia. Affresco nella chiesa di Santa Maria del castello, Mesocco. Foto H. P. Dahinden 2023.
Le cose invisibili si vedono attraverso le cose visibili.
San Bernardino da Siena (1380–1444)

Il sonetto di Martino Bovollino, 1519

Il letterato Martino Bovollino nel 1519, poco dopo la morte di Gian Giacomo Trivulzio, dedicò al castello un sonetto. Nella prima strofa ne ridà l’immagine — proporzionato, alto, murato; nella seconda accenna alla dotazione di armamenti, ogni creatura, cioè ogni tipo di arma; nelle altre ne sintetizza il ruolo storico: il re di Francia perse la Lombardia, ma il castello di Mesocco resistette ad ogni assedio.

Il sito Idio mi fece per natura
Così proportionato, excelso e degno:
E ‘l gran mio possesor per suo disegno
Mi circondò de sì superbe mura;

Da poi dotòmi de ogni creatura
Che immaginar si possa human ingegno.
Sè fé sta mecho invicto i’ mi mantegno.
Né tuto ‘l mondo già mi fa pagura.

Perdendo el Roi de Francia Italia bella,
Fu schavalchato avanti el secundo anno
In Lombardia de tute la castella.

Viva lo mio signor tanto soprano,
El qual quatro anni ho mantenuto in sella,
Quantunq[ue] sempre el me sia sta lontano.

Ne l’avrò fato in vano:
Non fu in Italia al Roi sì forte locho
Quanto al Triultio è stato il suo Misocho.
In: Remo Fasani 1996, «Martino Bovollino: un poeta», Sonetto 5, Quaderni grigionitaliani 65.3.

Il secondo intento della mostra

Il secondo intento della mostra è quello di onorare coloro che nei secoli hanno dedicato al castello ricerche e studi con passione: curatori dei monumenti storici, archeologi, architetti, muratori, ingegneri, grafici, disegnatori, fotografi e storici. Tramite il codice QR si trovano sia brevi riassunti biografici, sia testi, disegni e fotografie di approfondimento, prodotti da questi veri amici del castello. Ecco perché ci piace immaginare che sia proprio lui, il castello in persona, con la scorta di questi suoi amici, ad accompagnarti nell’esplorazione.

Le singole stazioni non sono numerate nel senso di un percorso obbligato: ognuno può scegliere il parcours che preferisce. Non è necessario aver visto tutto — forse solo una scelta, ma speriamo… con piacere.

Approfondimenti (contenuti del codice QR)
Segno notarile di Martino Bovollino, disegnato a inchiostro su documento antico.
Il segno notarile di Martino Bovollino. Archivio a Marca, Mesocco.

Martino Bovollino — Figlio di mastro Guglielmo, fu attivo come pubblico notaio almeno dal 1497 fino al 1531, anno della sua morte. Rivestì anche parecchie cariche pubbliche in Valle e all’estero: nel biennio 1527–29 fu Vicario delle Leghe in Valtellina, e venne inviato ripetutamente come ambasciatore a Venezia, Roma e Milano. In corrispondenza epistolare con Erasmo da Rotterdam, aveva diversi influenti amici come il letterato veneziano cardinale Pietro Bembo e il grigione Gian Travers di Zuoz — la più illustre personalità politica grigione del Cinquecento, autore del primo testo scritto in romancio, «La chianzun della Guerra dagl chiasté da Müss». Martino Bovollino fu a sua volta letterato: scrisse in prosa e in versi. Venne fatto assassinare da Gian Giacomo de’ Medici, detto il Medeghino, castellano di Musso e in guerra con le Tre Leghe, il 15 marzo 1531, di ritorno da Milano dopo un’ambasciata.

Il grande affresco di Santa Maria del castello, suddiviso in tre registri con schiera di santi.
Il grande affresco della parete orientale, bottega dei Seregnesi.

Sul grande affresco di Santa Maria del castello — Sulla parete orientale della chiesa di Santa Maria campeggia il grande affresco commissionato alla bottega dei Seregnesi di Lugano, operosamente attiva in Ticino e nei Grigioni nella seconda metà del ‘400, gestita da Cristoforo da Seregno con il nipote Nicolao e alcuni collaboratori. L’affresco è suddiviso in tre registri: in quello centrale appare una schiera di santi, fra cui Santa Lucia, la santa della luce — nel calendario giuliano la sua festa coincideva con il solstizio d’inverno, motivo per cui il suo culto resta vivo ancora oggi, specialmente in Scandinavia. Nella rappresentazione la santa martire tiene sul piatto gli occhi che il carnefice le aveva cavato perché non voleva abiurare, pur avendoli ancora nel volto: sono gli occhi della mente, poiché — a differenza del verbo guardare — vedere significa identificare o scoprire ciò che la mente può riconoscere.

San Bernardino da Siena raffigurato nell'affresco, regge il disco raggiante con il monogramma IHS.
San Bernardino da Siena con il monogramma IHS. Dettaglio dell’affresco.

San Bernardino da Siena — In posizione centrale nell’affresco è raffigurato San Bernardino da Siena (1380–1444, santo dal 1450); l’intera pittura sembra ispirarsi alle idee di questo grande teologo, economista, studioso della comunicazione e predicatore. Considerati il programma iconografico, le indicazioni scritte nei due cartigli, la struttura complessa e ricca di rimandi e la presenza di alcuni personaggi curiosi, pare plausibile far risalire l’affresco alla committenza di una personalità di alta cultura — probabilmente lo stesso signore di valle, Gian Giacomo Trivulzio.

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Stato della pagina: agosto 2026 · Fonte: pannello 1 della mostra 2023 (fassung 17.8.2026).

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