Stemma del Castello di Mesocco

10. Lumini, candele, accendi-fuoco

Le visite · mostra 2024 · pannello 10 di 16 · capitolo: L’illuminazione

Lumini, candele, accendi-fuoco

I locali erano illuminati dalla luce del giorno che filtrava dalle finestre, spesso difese da inferriate e in gran parte invetriate con piccoli vetri tondi o quadrati. Appena possibile, però, le attività si svolgevano all’aperto.

Di notte, o in caso di brutto tempo, si accendevano i lumini: collocati per sicurezza nelle onnipresenti nicchie ricavate nei muri, oppure appesi con ganci alle travi o ad altri supporti in legno. Il combustibile? Sego, burro, olio di noce e probabilmente olio d’oliva, di cui nel castello c’era sempre una riserva consistente. Le candele, pure di sego o di cera d’api, venivano prodotte nel castello stesso. Per muoversi nell’oscurità, dentro e fuori, si impiegavano lanterne.

Ricostruzione virtuale di un ambiente con nicchie nei muri, mensole e finestra inferriata.
Fig. 1 — Un ambiente ricostruito: le nicchie nei muri, dove per sicurezza si collocavano i lumini, e la finestra come unica fonte di luce diurna (indicazione di provenienza da precisare).

Le finestre

Due esempi documentano il tipo di finestra in uso presso i Trivulzio: la bifora della demolita casa Trivulzio a Lostallo, e il disegno del palazzo Trivulzio di Roveredo, con la sezione che mostra lo strombo e l’alloggiamento del serramento.

Fotografia in bianco e nero di una bifora in pietra con colonnina centrale.
BiforaFinestra della demolita casa Trivulzio a Lostallo (provenienza da precisare).
Disegno tecnico con prospetto e sezione di una finestra bifora.
Palazzo Trivulzio, RoveredoProspetto e sezione, da E. Poeschel, Das Burgenbuch von Graubünden.

La frazirola, o forma per le candele

Le candele si fabbricavano con sego o, quando possibile, con cera. La frazirola consisteva in una serie di tubi di latta disposti l’uno accanto all’altro e collegati in alto da un telaio rettangolare a forma di imbuto, entro cui si colava il grasso fuso attorno agli stoppini.

Disegno di una forma per candele: tubi affiancati sotto un telaio a imbuto.
La frazirola, forma per le candele (provenienza da precisare).
Disegno di un lumino a olio con lungo gancio ricurvo.
Lumino a olio con gancio (provenienza da precisare).
Incisione con artigiani che fabbricano candele in una bottega.
La fabbricazione delle candele in un’incisione d’epoca (provenienza da precisare).
Gli auixiroli

Interessante la presenza, in cima alla torre, degli accendi-fuoco — gli auixiroli — e della cazzola da falò, verosimilmente un recipiente portatile con cui trasportare il fuoco. Gli auixiroli dovevano essere accendifuoco resinosi: pezzi o rametti di legno resinoso, probabilmente anche ricoperti di resina (rasa), di solito usati per l’illuminazione — ma qui impiegati specificamente in combinazione con le armi da fuoco.

Approfondimento visivo (2 immagini)
Apertura in muratura con architrave e resti di intonaco colorato attorno.
Apertura nella rocca, stato attuale (provenienza da precisare).
Logo dell'Archivio regionale a Marca su fondo scuro.
Archivio regionale a Marca, Mesocco.
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Stato della pagina: agosto 2026 · Fonte: pannello 10 della mostra 2024; E. Poeschel, Das Burgenbuch von Graubünden.

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