Le visite · mostra 2024 · pannello 5 di 16 · capitolo: Il contesto storico
Sullo scenario europeo
Cinque tappe fra il 1479 e il 1503 mettono in luce i ruoli vissuti dalla fortezza nel quadro dell’Europa di allora. In quel mezzo secolo la situazione mutava rapidamente: alleanze politiche, sviluppo delle armi da fuoco, scoperte scientifiche e artistiche, flussi dell’oro dalle colonie americane.
Vero motore di questi cambiamenti fu l’avvento dell’artiglieria: costosa la produzione, costosi i trasporti, che richiedevano un enorme numero di cavalli. Ne seguirono la riorganizzazione di tipo industriale della produzione bellica e l’espansione delle potenze che disponevano delle risorse necessarie. Il castello visse questi cambiamenti direttamente e indirettamente — modellato da costruzioni, ricostruzioni e demolizioni, adattato a fabbrica di artiglierie, confrontato a blocchi e assedi, richiesto per la fornitura di artiglierie in tempo di guerra, in certi momenti trasformato in rifugio per centinaia di persone sfrattate dalla Lombardia.

Enrico de Sacco
Nell’ultimo quarto del Quattrocento la dinastia dei de Sacco — dall’alto medioevo baroni, dal 1413 conti di Mesolcina, dal 1390 signori di un territorio esteso fino a Ilanz e Flims — si ritrova in grandi difficoltà economiche, politiche e familiari. Il conte Enrico tende a legarsi a Milano; il figlio Gian Pietro parteggia sempre più per i cantoni confederati.
A Milano, dopo l’assassinio nel 1476 del duca Galeazzo Maria, governa un Consiglio di Reggenza di cui è membro anche Gian Giacomo Trivulzio. Con Enrico de Sacco si tratta l’acquisto della Contea, ma non si esclude la conquista militare: verso la fine del dicembre 1478 il capitano milanese G. P. Panigarola riceve l’ordine di prendere il castello. Il 22 dicembre ribatte: «… Per avere dicta rocha è bisogno tradimento o fame, aliter è un altro ragionare dell’impossibile quanto alla forza…».

Gian Giacomo Trivulzio
Ormai irrimediabile il dissidio con Ludovico il Moro, Gian Giacomo Trivulzio cerca riparo da possibili rappresaglie. Il 20 novembre 1480 acquista personalmente da Gian Pietro de Sacco, per 16 000 fiorini, il castello con la Contea di Mesolcina «… ac de titulo Comitatuus et pertinentiarum ipsiu… castri, Valis et hominum…». Essendo la Mesolcina un feudo dipendente solo dall’imperatore, egli si situa così fuori dalla pertinenza del Ducato.
Subito dopo mette al lavoro i suoi ingegneri per trasformare il maniero in fortezza. Ma il casato de Sacco è un vespaio: tutti si ritengono creditori di una parte della somma. Gian Pietro reclama il pagamento della seconda rata e arruola un contingente di mercenari svizzeri, sostenuti a Mesocco dal partito antimilanese della famiglia di Gaspare del Negro — processato, torturato e giustiziato illegalmente nel castello il 6 ottobre 1482. Nel gennaio 1483 si ha il primo, fallimentare assedio a quella che ormai è una fortezza rinascimentale.

Nella Lega Grigia
Dal 1486 il Moro allontana il Trivulzio da Milano, accreditandolo come consigliere militare presso Ferdinando I, re di Napoli. Il dissidio cresce: nel 1494 lo Sforza invita Carlo VIII di Francia ad aggredire Napoli; il Trivulzio non obbedisce all’ordine di lasciare la città partenopea ed entra in aperta rotta con il Moro. Non ha alternative: si mette al servizio del re di Francia.
Conseguenza di questa situazione: il 4 agosto 1496 firma il documento di entrata della Mesolcina — con la Calanca — nella Lega Grigia. Secondo il contratto dovrà mettere a disposizione della Lega la sua artiglieria; in cambio la Lega difenderà la Valle contro qualsiasi nemico: «… il Castello, et fortezza a Misocho et palazo debano hauere bene p[ro]uisto con buone artellarie, polluera balle, monitione et ogni altre materie… da doperare in deffensione… di tuti li Sig[no]:ri et Comunitade ne la p[re]fatta Ligha…». Da questo momento l’ambitissima artiglieria del castello sarà occasione sia di concordia sia di discordia.

Alla battaglia della Calven
Nel corso del Quattrocento le Dieci giurisdizioni, salvo Maienfeld, finiscono in sudditanza dei Duchi d’Austria, che comperano i diritti di signoria dagli impoveriti casati dei Matsch, Montfort e Brandis; nel 1497 questi si impossessano anche della Signoria di Rhäzüns. La Lega Grigia e la Lega Cadea si sentono in pericolo e cercano l’alleanza con i Cantoni svizzeri. Il 22 aprile 1499 l’imperatore Massimiliano dichiara la guerra imperiale.
Nel corso del conflitto le bocche da fuoco del castello di Mesocco danno il loro apporto, talvolta decisivo. L’artiglieria, ancora poco efficace in campo aperto, risulta dirompente nell’attacco alle fortificazioni se gestita da esperti. Alla Calven sono gli artiglieri comandati dal castellano di Mesocco, Gabriele Scannagatta, coadiuvati da specialisti francesi, ad aprire le brecce decisive nel possente baluardo difeso da 2000 imperiali, di cui 400 schioppettieri, nonché 48 bocche da fuoco. Il 22 settembre 1499 a Basilea si firma la pace.

Tra Francia e Tre Leghe
Il 10 aprile 1500 a Novara Ludovico il Moro cade prigioniero: la partita con lui è definitivamente vinta dal Trivulzio. I francesi si insediano in Lombardia e il condottiero, come compenso, riceve il diritto di acquistare la signoria su Chiavenna e la valle San Giacomo, cui nel 1508 aggiungerà le Tre Pievi con la rocca di Musso. A Musso fortifica il castello, crea il porto militare e apre una zecca; nelle Tre Pievi acquista e attiva miniere di ferro. Ora controlla i traffici del lago di Como da e per i passi del San Bernardino, dello Spluga, del Settimo, del Maloja, del Bernina e dello Stelvio. Dal 1502, formalmente, conte di Mesolcina e signore del castello sarà il figlio Gian Nicolò Trivulzio.
Intanto i Tre Cantoni, che nel 1494 hanno acquisito Blenio e Riviera, ottengono Bellinzona — ma vogliono altri territori ticinesi. Già nel 1501 assediano il castello di Lugano e per prenderlo vorrebbero i cannoni del Trivulzio: impossibile, per chi è a capo dell’altro fronte. Per stavolta minacce, ma non danni. Non così nel 1503, quando, negate loro le artiglierie per assediare il castello di Locarno, le ritorsioni sono pesanti: incendio e devastazione del Palazzo e della Zecca di Roveredo, gravi danni ai villaggi della Bassa Valle, assedio al castello di Mesocco, minacce a Chiavenna.
Il fiorentino Francesco della Casa scrive: «… Come la fortezza si troua il corpo d[e] Suizzeri allintorno i quali diceno[n] domandono altro ch[e] volere la sua artiglieria…».
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Stato della pagina: agosto 2026 · Fonte: pannello 5 della mostra 2024.
