Le visite · mostra 2024 · pannello 16 di 16 · capitolo: Dormire
I letti
La guarnigione del castello di norma non doveva essere numerosa. Ma quando in Lombardia i collaboratori e i sostenitori guelfi di Gian Giacomo Trivulzio erano in pericolo, venivano accolti nei castelli della Mesolcina — a Roveredo nel palazzo Trivulzio, a Mesocco e in altri edifici.
Sta probabilmente in relazione a queste fluttuazioni l’accrescersi del numero delle camere fra un inventario e l’altro. I letti del castello erano di vari tipi: semplici, oppure dotati di testiera, pediera, predella — a un tempo sedile e baule — e di tele, ovvero stoffe che intorno e sopra il letto proteggevano dalla luce, dall’aria e dagli insetti.

Come nell’esempio disegnato da Katarzyna, il letto era di norma piuttosto corto: si dormiva quasi seduti. In molti casi si cita la carriola, un letto basso con le rotelle, facilmente estraibile e utilizzabile in caso di bisogno. Ricorrono poi i termini piumazzo e peloto, coperture con stoffe imbottite di piume o con pelli: il peloto è l’antenato del sacco a pelo.


Il bagno in camera
Il bagno si faceva direttamente in camera, nella bagnarola — «bagniara» o «bagniera» negli inventari: una tinozza di grandi dimensioni.

Approfondimento visivo (1 immagine)

Stato della pagina: agosto 2026 · Fonte: pannello 16 della mostra 2024; disegni di Katarzyna Suchta; St. Gallen, Stiftsbibliothek, Cod. Sang. 760; Museo Vallivo di Valfurva; Casa a Marca, Mesocco.
