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Nei millenni
Conosciamo in una certa misura la storia della zona e del castello almeno a partire dalla scomparsa dei ghiacciai vallivi, grazie ai segni lasciati dalla vegetazione e dall’uomo nel corso dei millenni.

Continuità storica
Conosciamo in una certa misura la storia della zona e del castello almeno a partire dalla scomparsa dei ghiacciai vallivi, grazie ai segni lasciati dalla vegetazione e dall’uomo nel corso dei millenni.

Il bosco relitto
Il querceto sul pendio a ovest del castello è un «bosco relitto», l’ultima testimonianza della vegetazione spontanea del sud delle Alpi, in seguito in gran parte sostituita dai castagneti curati dall’uomo. Vi sono stati identificati invertebrati ormai rarissimi, come il cervo volante, il Polyxenus lagurus, un imenottero, il Loricaster testaceus e il Dirrhagus lepidus.

Le prime tracce
Quasi 4000 oggetti in radiolarite e cristallo di rocca documentano la presenza dell’uomo in età mesolitica.

L’insediamento dell’età del bronzo
Esteso abitato intorno a un probabile castelliere d’altura.

La presenza celtica
La placca di cinturone testimonia la presenza di una popolazione celtica benestante.

La chiusa tardoantica
Gli scavi archeologici del 1965–1971 hanno fatto emergere il terrapieno del vallo, parte della chiusa tardoantica di Mesocco.

Le fonti scritte
A partire dal 1200 sono migliaia i documenti presenti negli archivi di valle o fuori valle da cui si può ricavare la storia. Un esempio: gli inventari delle cose presenti nel castello, stesi negli anni 1503, 1511–1513 e 1517–1518.
Stato della pagina: settembre 2026.
